Lezione 6 - Margini nel Trading con CFD

Corso cfd
24 gennaio 2017
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In questa lezione approfondiamo il discorso riguardante i margini nel trading con CFD. Infatti, si tratta di un argomento un po’ ostico e forse uno dei più difficili riguardanti il funzionamento dei CFD. Le informazioni qui contenute si possono ritrovare anche tra le istruzioni fornite dai broker online, almeno quelli più seri, poiché è loro interesse far capire come funzionano certe dinamiche e in che modo le stesse consentano ai CFD di offrire le possibilità di guadagno al trader. Infatti, attorno ai margini si concentra molta della “formula perfetta” che consente ai trader di spendere poco al fine di avere potenzialità di profitto elevate (ma anche di perdita, ricordatelo, sebbene questa perdita sia limitata al capitale disponibile sul conto).
I margini del trading CFD sono due: il margine iniziale e il margine di mantenimento. Così come si può evincere dal nome, il margine iniziale si applica per l’avvio di un’operazione, mentre il margine di mantenimento serve a mantenere una determinata operazione aperta e attiva.
Per meglio comprendere questi meccanismi, prima di spiegarveli in dettaglio con qualche esempio, sarebbe meglio scaricare gratuitamente una piattaforma trading in versione demo e provare ad aprire qualche operazione (non vi costerà nulla, poiché saranno soldi virtuali). In questo modo riuscirete a rendervi meglio conto di cosa parliamo.

Margine iniziale nel trading CFD

Partiamo quindi dal margine iniziale. Nelle scorse lezioni abbiamo visto che la leva finanziaria consente al trader di muovere quantità di azioni ben più ampie rispetto a quelle che si potrebbero negoziare con un determinato capitale. Abbiamo visto che ad esempio per le azioni Plus500 offre una leva 1:20 che appunto consente di muovere 2.000 euro di azioni con soli 100 euro. Ebbene, in questo esempio i 100 euro sarebbero proprio il margine iniziale, che potremmo semplicemente definire come “la somma effettivamente investita” dal trader di CFD.

Margine di mantenimento

Il margine di mantenimento, a differenza del margine iniziale, è una somma aggiuntiva che il broker richiede a garanzia, in cambio delle operazioni con leva finanziaria. Utilizzare la leva finanziaria è molto vantaggioso per noi, ma questo vantaggio non può compensarsi con un rischio da parte del broker. Infatti, il margine di mantenimento è una forma di tutela del broker nel caso in cui una nostra operazione dovesse andare male e non saremmo in grado di ripagare l’effetto leva. In questo caso, il broker utilizzerà il margine di mantenimento come livello di guardia dell’equity (saldo + conto economico posizioni aperte) e se questo dovesse giungere agli sgoccioli, lo stesso broker ci avviserà per telefono, sms, email e quant’altro al fine di chiederci se aumentare il livello dell’equity oppure chiudere la posizione. Nel caso il broker non ottenga risposta, questi chiuderà la posizione evitandoci anche di andare in rosso. La situazione debitoria con alcuni broker non è prevista, come ad esempio con Plus500.
Le percentuali del margine di mantenimento variano da titolo a titolo, perciò a seconda dello strumento finanziario che utilizziamo, potremo visualizzare nei suoi dettagli la percentuale di margine di mantenimento richiesta.

Call del Margine

Abbiamo detto che quando l’equity si avvicina ai livelli di guardia rispetto al margine di mantenimento, il broker avvisa il trader per chiedergli come intende continuare. Ebbene, questa operazione si chiama “call del margine”, proprio perché il broker “chiama” il trader per chiedergli istruzioni sul margine. Questa chiamata arriva in un momento preciso, che il broker stabilisce in base al livello dell’equity. Per Plus500, ad esempio, la call del margine avviene quando il margine richiesto supera il 40% dell’equity.

Esempio con margini CFD

Qui di seguito vediamo un esempio di un’operazione su cui interviene la call del margine.

Saldo = 600€. Il saldo è dato da depositi – prelievi + conto economico su posizioni chiuse.
Saldo disponibile = 600€ (saldo + conto economico delle posizioni aperte – margini iniziali)
Conto economico = 0€ (tot profitti + tot perdite inclusi premi giornalieri)
Equity = 600€ (saldo + conto economico posizioni aperte)

Bene, ora se per esempio apriamo una posizione long su 10 azioni Google a 500€. L’importo totale per l’acquisto sarà di 500€ x 10 azioni = 5.000€ di azioni Google. Ora, il margine iniziale per le azioni Google per un dato pomeriggio è del 2%, ciò significa che per mantenere 5.000€ di azioni google ci vorrà un margine iniziale di 100 euro.

Vediamo la situazione:
Saldo = 600€
Saldo disponibile = 500€
Conto Economico = 0€
Equity = 600€

Poniamo che le azioni Google subiscano un ribasso e scendano da 500€ a 480€.

Saldo = 600€
Conto Economico = (10x 480€ – 10×500€) = -200€
Equity = (-200€ + 600€) = 400€

La equity è ancora superiore al margine iniziale, perciò la posizione rimane così com’è. Data l’operazione e il saldo disponibile il trader gode di ampio spazio di negoziazione. Tuttavia, il titolo dovesse avere bruschi ribassi (ad esempio in un momento di particolare frenesia dovuta a un cattivo risultato di bilancio) e l’equity dovesse scendere sotto il margine iniziale, la posizione verrà liquidata dal broker. Nel momento in cui l’equity inizia ad avvicinarsi al margine iniziale, il broker effettuerà la call del margine.

Spread

A questi calcoli, per semplicità, non abbiamo aggiunto il fattore dello spread, ovvero una quota che il broker trattiene per il proprio profitto (non prevede commissioni, ma guadagna in base allo spread moltiplicato per l’importo investito). Lo spread varia da titolo a titolo, da strumento a strumento, perciò non c’è un costo fisso calcolabile. Il valore dello spread è incluso nei dettagli dei singoli strumenti, come visto nella lezione n.2, ed è costituito dalla differenza di prezzo di acquisto e vendita di un titolo in un dato momento.

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