Lezione 22 - Oscillatore Stocastico, parte 2

Corso cfd
28 settembre 2015
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Leggere l’oscillatore stocastico

Nella prima lezione abbiamo visto cosa è l’oscillatore stocastico, come si calcola, perché si usa. In questa lezione iniziamo ad usare la lente d’ingrandimento per scoprire questo utile strumento più in dettaglio.

Abbiamo detto che lo stocastico è un oscillatore. Quindi, ed occorre ricordarselo, oscilla. Gli oscillatori oscillano e lo stesso fa lo stocastico.
Ma dove oscilla? La domanda giusta è “tra cosa” oscilla. La risposta è: tra 0 e 100. A prescindere dal fatto che un prezzo possa variare anche del 500% in un giorno, l’oscillatore si muoverà sempre tra 0 e 100. Questo range totale vede due livelli chiave a 20 e 80. In pratica, è un po’ come quanto già visto con i 30-70 dell’indice di forza relativa. L’oscillatore stocastico, tuttavia, per individuare zone di ipercomprato e ipervenduto utilizza valori più estremi, appunto 20 e 80.

Quando l’oscillatore scende sotto quota 20 si parla di ipervenduto, mentre quando l’oscillatore è sopra 80 si parla di ipercomprato.

Attenzione: questi livelli sono quelli “standard” ma per giudicare al meglio se ci si trovi in una situazione di ipercomprato o ipervenduto, sarebbe ottimale utilizzare livelli diversi in base al tipo di mercato in cui si opera.

Interpretazioni sbagliate

L’oscillatore stocastico, così come altri indicatori e oscillatori, è un dato basato su calcoli teorici che aiutano a definire se esistano delle condizioni affinché si verifichino delle inversioni. In parole semplici, sono calcoli teorici, di supposizioni con base scientifica, perciò possono risultare esatti, così come possono sbagliare. Se ad esempio i prezzi si trovano in una zona di ipercomprato o di ipervenduto non ci si deve aspettare necessariamente una inversione del trend. Questa potrebbe arrivare, così come arrivare in ritardo.
Per ovviare a questo problema è consigliabile utilizzare l’oscillatore stocastico in concomitanza con altri indicatori, in modo tale da avere più voci nella stessa direzione, a definire se un’inversione è davvero molto probabile o no. Parliamo di probabilità, non si certezze. Più sono i fattori che possiamo studiare e quelli che abbiamo a disposizione, più dati vengono nella nostra direzione, più avremo possibilità di successo nella previsione di un’inversione.

Fasi laterali

Dopo aver fatto un bel chiarimento sul come non utilizzare l’oscillatore stocastico, vediamo ora invece quando è assolutamente da utilizzare.
L’oscillatore stocastico si dimostra uno strumento superlativo per generare dati durante le fasi laterali, ovvero quelle in cui non vi è un trend. E’ proprio questa la caratteristica che lo ha reso uno delle funzioni più utilizzate nel trading online, da tutti i tipi di trading a breve termine. Quindi, ricapitolando: è ottimo per il breve termine e per le situazioni di mercato laterali ovvero dove non c’è un trend definito.

Utilizzo dell’oscillatore stocastico in fase laterale

Per meglio comprendere come utilizzare l’oscillatore stocastico in una fase laterale è opportuno semplificare con un esempio.

Prendiamo in considerazione un titolo azionario, come ad esempio le azioni Unicredit. Se il grafico mostra una certa irregolarità, che va in una sola direzione ma con movimenti non lisci, anche sovrapposti, vorrà dire che ci troviamo in una cosiddetta fase laterale.
A questo punto, per procedere occorre individuare 2 punti sulla parte superiore e 2 punti sulla parte inferiore, in modo da tracciare due trend line e produrne una proiezione (si tratta di una costruzione che spesso si vede su internet, ma che raramente si contestualizza in modo corretto).

Ebbene, seguendo la logica alla base di questo oscillatore, procederemo come segue:

  • Acquisteremo quando si verificano queste condizioni: il prezzo tocca la trend line inferiore e le due linee dello stocastico si incrociano nella zona che avremo definito come “ipervenduto”
  • Venderemo quando si verificano queste condizioni: il prezzo tocca la trend line superiore e le due linee dello stocastico si incrociano nella zona che avremo definito come “ipercomprato

Facile motivazione del successo dello stocastico

Considerando la procedura di operatività appena descritta, è facile comprendere come mai l’oscillatore stocastico abbia così tanto successo. Si tratta di un oscillatore che nelle fasi laterali è facile da leggere e che riesce a fornire dei segnali “partendo da zero”, ovvero da situazioni in cui non vi sono trend ben marcati.
Per lo stesso motivo, l’oscillatore stocastico è anche quello più mistificato, male utilizzato e quindi male interpretato. Un consiglio che sentiamo di darvi è quello di avere la pazienza di praticare per qualche tempo in modalità demo, prima di operare con denaro reale basandosi su questo oscillatore.

Utilizzo dello stocastico in fase di trend definito

Utilizzare l’oscillatore stocastico per effettuare un “contro trend” durante un buon trend rialzista o ribassista è una delle operazioni più rischiose che si possono fare con questo strumento.
Per questo motivo, se ci troviamo in una situazione con un trend, dovremo aspettare che si crei un trend ben definito. In pratica, se la fase è laterale, va bene, altrimenti meglio avere la “certezza” che vi sia un determinato trend.
Con la tendenza ben definita si ha un nuovo ritracciamento, che ci consentirà di utilizzare lo stocastico sfruttandolo al meglio per capire quando entrare. Entreremo nella stessa direzione del trend originario per cercare di prenderne la fine della correzione.

In pratica, quando un indice si muove prima verso una direzione in modo abbastanza accentuato e definito, potremo supporre che tale tendenza continuerà anche dopo una piccola correzione.

Il segnale short in tal caso viene generato dal momento in cui le linee dello stocastico si incrociano in area di ipercomprato.
Se avessimo avuto il caso contrario, il segnale long sarebbe stato generato dal momento in cui le linee dello stocastico si fossero incrociate in area di ipervenduto.

Utilizzo dello stocastico in fase di divergenza

Oltre che nelle fasi laterali e di trend definito, si può utilizzare l’oscillatore stocastico anche in fase di divergenza.

In questo caso, occorre individuare le divergenze fra i prezzi e l’oscillatore. Quando avremo fatto questo, potremo entrare e aprire una posizione. Va detto che sull’oscillatore si verificano spesso e, nel caso si operi in combinazione con altri indicatori, possono offrire buoni segnali.

Se ad esempio abbiamo una situazione in cui il grafico del prezzo segna due massimi decrescenti e in tale corrispondenza si verificano due massimi crescenti, potremmo trovarci di fronte ad una divergenza ribassista in cui il titolo inverte il trend.

Invece, sarebbe meglio aspettare divergenze in fase di tendenza leggera o ancor meglio in fase laterale. Le probabilità di successo dei segnali in questo caso sono più alte. Per questo motivo, molti trader utilizzano lo stocastico nelle divergenze soltanto come “filtro” prima di entrare e aprire una posizione, al fine di integrare l’operatività utilizzando di base altri indicatori e funzioni.

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