Lezione 2: Il Macd e gli approcci alternativi.

Corso cfd
13 novembre 2014
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Abbiamo spiegato nella lezione 1 il concetto di media, e poi quello di media mobile, in termini basici. Oggi vediamo alcuni esempi di applicazione.

Macd. L’approccio più conosciuto

Il Macd (Moving average convergence divergence) è uno degli approcci più applicati nel campo delle medie mobili perché è quello che, senza rigor di personalizzazioni, sembra mediamente funzionare.

Il principale difetto è appunto rappresentato dal fatto che spesso i parametri standard (si tratta dei time frame o lassi di tempo di osservazione utilizzati nell’analisi) non sono sempre quelli più appropriati per il contesto di mercato oggetto della nostra osservazione. Come abbiamo detto dobbiamo essere in grado di catturare un andamento “medio” (prezzi medi e non prezzi osservati) interessante nella forma più adeguata (nella lezione precedente abbiamo spiegato perché il modello matematico utilizzato riflette anche quello che osserviamo, se lineare o meno). E così i prezzi potrebbero essere particolarmente reattivi al punto tale che abbiamo bisogno di incentrarci su tempi ancora più veloci di quelli utilizzati con il Macd.

Vediamo, in sintesi, le caratteristiche del Macd:

  • è basato su un modello matematico di natura esponenziale. Quindi, la media riflessa è di tipo esponenziale e ciò ci potrebbe garbare per alcuni tipi di mercati. Di solito, la maggiorparte degli asset richiede una media esponenziale
  • i parametri standard utilizzati sono rappresentati da 12 (Media corta) e 26 (Media lunga). Praticamente, la media corta è quella che, di solito, incorpora più segnali. Tali time frame sono considerati ottimali per gli andamenti tipici degli asset e dovrebbero adattarsi bene per granparte delle osservazioni dei prezzi
  • può darci (attezione ai falsi segnali) un valore segnaletico di trend following e dobbiamo decidere su quali informazioni concentrarci: se sulla convergenza dei prezzi (le due medie mobili tendono ad incrociarsi e, dato che il Macd è espresso dalla differenza fra la media corta e quella lunga, il Macd è pari a 0; in gergo, chiamiamo tale punto linea dello 0 e può particolarmente servirci per anticipare un’inversione dei prezzi) o sulla divergenza (quando i prezzi tendono a realizzare delle correzioni di rotta, tra di loro intervallate a certe traiettorie di consolidamento o di fondo, è molto probabile che stiamo ritmicamente assistendo al preannunciarsi di un’altra inversione rialzista o ribassista).

Nel riquadro sottostante, ne vediamo una possibile elaborazione estrapolata da un comune software di analisi tecnica.

macd

Nello sfondo superiore, notiamo le candlestick mentre nel riquadro sottostante abbiamo l’applicazione del Macd. Come vedete le linee sono 2.

Una (quella in verde) è il nostro Macd. Come dobbiamo interpretare il Macd? Generalmente, quando il Macd è positivo (la curva Macd è a differenze positive e quindi crescenti) ciò vuol dire che la media più corta sta incrociando dal basso verso l’alto la linea dei prezzi e, quindi, stiamo per assistere ad un trend rialzista; viceversa nel caso in cui il Macd è negativo.

L’altra linea (quella in rosso) rappresenta la cosiddetta linea di segnale che è facoltativo inserirla ma può aiutarci ad anticipare meglio la “convergenza” dei prezzi (la linea dello 0), trattandosi di un’altra media, questa volta a 9 periodi.

A cosa possono aiutarci le medie mobili?

Le medie mobili possono consentirci di carpire, in senso statico (orizzonte storico delle osservazioni dei prezzi) o dinamico (orizzonte estemporaneo delle osservazioni dei prezzi), quali sono i livelli-soglia al di sopra dei quali (resistenza) o al di sotto dei quali (supporto) i prezzi solitamente non vanno.

Non tutti i traders come vi abbiamo detto nella prima lezione preferiscono e ritengono utile l’approccio delle medie mobili, così come non tutti prediligono l’analisi di natura matematico-statistica sul trading.

Ci sembra utile, pertanto, individuare un approccio alternativo. Tale impostazione è basata sulle trend line che vengono spesso confuse con l’individuazione di un trend di fondo o della tendenza media dei prezzi a concentrarsi in alcuni punti (si tratta dei prezzi medi e non dei prezzi osservati real time).

Con le trend line, viceversa, si prendono in considerazione proprio i prezzi real-time e facciamo quello che viene fatto con le medie mobili quando cerchiamo di cogliere la divergenza dei prezzi, e solo che adesso le osservazioni-cardine sono quelle reali (ricordiamo che non per tutti la media è l’unica strategia vincente. Vi è chi la pensa alla Trilussa. Come diceva Trilussa: la media appartiene a tutti e non appartiene a nessuno, con ciò quasi ironizzando sull’utilità della media. D’altronde questo non deve assolutamente stupirci perché il campo applicato, sia nella matematica che nella statistica, è sempre di natura sperimentale e può essere oggetto di rettifiche, rifacimenti o revisioni. Non per nulla ogni tanto si elabora un nuovo modello per il trading con finalità diverse, brevettandolo per quei contesti nuovi di analisi e facendosi aiutare da un progettista software).

Mentre per costruire le medie mobili dobbiamo ricavare delle medie, per costruire le trend line non dobbiamo fare altro che congiungere i prezzi realmente osservati, ed in particolare:

  • per la trend line di resistenza, basta unire i punti di minimo
  • per la trend line di supporto, è sufficiente congiungere i punti di massimo

In questa maniera, abbiamo una visuale chiara di come, via via, i due riferimenti geometrici tendano o meno a convergere l’uno verso l’altro.

Perché alcuni preferiscono tale metodo?

  • perché ritengono inutile la media e ciò è opinabile ma pur sempre una posizione
  • preferiscono gli approcci induttivi, in cui non bisogna per forza ricorrere ad analisi laboriose, farraginose e che ci rallentano. Come dire: nel frattempo che cerchiamo di anticiparlo, il mercato potrebbe essere già cambiato.
  • l’unica discriminante alla base della loro scelta di ingresso nel mercato è veicolata dai volumi di contrattazione che sono importanti per capire se c’è un ipercomprato o ipervenduto. In tale senso se c’è già un grosso ipercomprato, molto probabilmente (come avviene per i pattern candlestick senza ombra superiore, in cui il prezzo di chiusura coincide con il prezzo massimo e sono molto lunghe rispetto alla dimensione di scala delle precedenti), ci sarà l’inversione di rotta. In quel caso cosa succede? Che tutti i traders si spostano dalla parte della domanda ed i prezzi osservati via via si trovano, a cavallo della trend line di supporto e di resistenza ( da non confondere con le linee di supporto e di resistenza).

E’ sempre possibile unire senza alcuni problemi i vari punti di minimo e di massimo?

Lo potete verificare voi stessi, osservando simultaneamente un corso dei prezzi e ve ne mostreremo un esempio calzante.

ftse2

Il riquadro sottostante è tratto da Anyoption. L’indice preso in esame ha una predominanza di pressioni al ribasso che creano un notevole divario (gap) tra i prezzi. Quando c’è una notevole divergenza è più complicato unire i punti di riferimento ma ci individua che è poco probabile che ci sia un’inversione di rotta. Ed infatti, il corso dei prezzi prosegue in ribasso, come poi confermato dai volumi.

Tenete conto che tra il momento di invio ordine ed il momento in cui l’ordine viene processato potrebbe trascorrere qualche secondo, in funzione dei tempi di risposta del broker che possono dipendere anche dalla vostra connessione Internet e, quindi, dobbiamo sempre entrare nel mercato, quando siamo convinti di seguire una continuazione di trend; altrimenti se abbiamo la sfortuna di incappare in quel swing dei prezzi, rischieremmo di trovarci a selezionare un punto di ingresso indesiderato. O almeno è un consiglio su una scadenza di qualche minuto. E teniamo sempre d’occhio le notizie su quel tipo di mercato. Informandoci  ad es. per il ftse mib non sarebbe passato inosservato il tonfo dei bancari ed un clima generale leggermente offuscato da questi titoli che, tra l’altro, sono tra quelli a maggiore capitalizzazione!