Meglio essere calcolatori del denaro o del rischio?

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Ma Keynes, che abbiamo trattato nel precedente articolo, è stato preso troppo alla leggera! E ponendolo alla stregua dei fallimenti del “deficit spending” (Keynes non incoraggia null’affatto gli investimenti improduttivi, contrariamente alle letture coeve), così si è perso di vista l’aspetto dinamico delle sue conclusioni che potrebbe diventare il portato delle nostre teorie di trading, se siamo stanchi di sentire parlare di teoria delle onde di elliott, oscillatori, stocastici, candele giapponesi, medie mobili o altre teorie in cui non riusciamo ad “incarnare” la dinamica e la vulnerabilità del mercato neanche affidandoci alla teoria del caso, quella secondo la quale prima o poi “la storia si ripete”. Buttarsi a capofitto nello studio di tecniche più avanzate oppure cambiare concezione del mercato?

Ritorniamo su Keynes, poi andremo su uno dei keynesiani più famosi nel campo, Paul Krugman e ci sposteremo sulla Teoria della Probabilità.

Ecco altre parole dello stesso Keynes nel libro suddetto nella 4° sezione: “A prescindere dall’instabilità dovuta alla speculazione, vi è una instabilità di altro genere, dovuta a questa caratteristica della natura umana: che una larga parte delle nostre attività positive dipende da un ottimismo spontaneo piuttosto che da un’aspettativa in termini matematici, sia morale che edonistica o economica. La maggior parte, forse, delle nostre decisioni di fare qualcosa di positivo, le cui conseguenze si potranno valutare pienamente soltanto a distanza di parecchi giorni, si possono considerare soltanto come risultato di “slanci vitali” (animal spirits), di uno stimolo spontaneo all’azione invece che all’inazione, e non come risultato di una media ponderata di vantaggi quantitativi, moltiplicati per probabilità quantitative”….e poi continua: “Se quindi gli slanci vitali si estinguono, e se l’ottimismo spontaneo svanisce, lasciandoci dipendere soltanto da una speranza matematica, l’intraprendenza illanguidisce e muore”. Da qui Keynes attua una vera e propria rivoluzione delle determinanti economiche, a partire dal tasso di interesse stesso. Perché dovrebbe essere in funzione del risparmio visto come una cosa positiva (l’attesa)? Piuttosto è la ricompensa, al contrario, per la non tesaurizzazione! Si ribalta il ragionamento.

Torniamo, pertanto, al nostro quesito che è parte del titolo: “Meglio essere calcolatori del denaro o del rischio”? Diventare calcolatori del denaro è parte del “Money Management” che indiscutibilmente è caratteristica fondamentale anche di un buon piano di trading.

Ma se vogliamo diventare meno dei contabili e più dei brillanti e dinamici trader, magari pian piano con il tempo, potremmo acquistare quella “familiarità” con il mercato che ci fa spadroneggiare sul mercato e farci noi stessi da protagonisti. Con il trading binario questo non si può dato che non facciamo parte della domanda e dell’offerta che incidono sul prezzo, entriamo sul mercato a “giochi fatti”, e constatiamo la dinamica”. Ma qualcosa vi è che può tornarci utile anche nel trading ed è appunto la possibilità di gestire il rischio, invece che fossilizzarci sul 5-15%, in relazione alla giacenza di conto.

Può darsi che così riusciremo ad analizzare anche situazioni molto volatili come la presente, semplicemente facendo trend-following. Un andamento del genere romperebbe ogni attesa media! Troppi dislivelli intra-day. Gestire il rischio ci permette di graduare gli investimenti sulla base dei momenti più o meno promettenti sul mercato. In basso, vedete anche possibili spunti che ci vengono dall’analitica econometrica. E’ vero, l’econometria è spesso definita la scienza dei fattucchieri, ma spesso ci aiuta a dare un taglio diverso alle nostre previsioni.

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A dire il vero, l’alfa di Jensen, dal nome dell’economista omonimo, fa parte della gestione del rischio di un portafoglio di Attività Finanziarie. Ma è mai possibile che gli economisti si diano da fare a creare solo per il portafoglio di titoli e sembrano quasi scappare “a gambe levate” dal trading binario, quello più popolare, “della massa” se vogliamo. Ma a tutto c’è un rimedio: cerchiamo di spronarci a ragionare ed a concepire sistemi di valutazione alternativi dei prezzi, quelle rivoluzioni che assomigliano tanto a quelle marxiste e keynesiane. Due innovatori ne possono creare duecento se i “paradigmi” del mercato ci aiutano a teorizzare nuovi strumenti per il trading.

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