L'individualismo economico dell'economics incide sul trading

14 settembre 2015
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Avete, pertanto, dal nostro precedente articolo, ben compreso che oggi è più facile considerare l’economia politica come un coacervo di dogmi e teorie di natura statistica che fondano, da parte loro, anche il funzionamento ipotetico del mercato. Ne abbiamo la comprova in alcuni sviluppi del trading binari che sono diventati approcci strategici. Il convincimento del fatto che “prima o poi la storia si ripete” non mette d’accordo tutti ma fa parte di un modo di vedere che lascia il mercato libero. Ma siamo proprio sicuri che il mercato non sia influenzato da altri fattori e che proceda spontaneamente, da sé?

L’aver tenuto “sotto chiave” la Macroeconomia per poter, con lo spiraglio neoclassico (la cosiddetta economics, a partire da economisti molto noti come Modigliani in poi) fare semplicemente e freddamente una somma di fattori che danno vita al sistema delle interazioni atomistiche non ci ha certo dato una mano. Il “valore” prende le radici non certo dal singolo individuo-attore del mercato ma dalla Macroeconomia che istituzionalizza una serie di fattori “esogeni” (ovvero dati, su cui non possiamo incidere) e cerca di studiarli per via induttiva (se conta l’esperienza reale, si effettua la contabilizzazione delle risultanze di oggigiorno a partire dagli aggregati comunemente nel nostro studio) o deduttiva (dal generale si giunge sino al particolare delle conclusioni, per via analitica pura anziché empirica).

Ecco perché chi fa trading capisce poco o nulla di economia politica perché poco gli importa delle visioni del mondo ipotetiche che danno le basi al pensiero economico, o almeno così crede, fiondandosi alla ricerca di approcci metodologici alternativi, nella consapevolezza che non esisteranno formule standard adatte per ogni contesto di mercato (ad es.le medie mobili non possono essere usate asetticamente ma vanno adattate volta per volta scegliendo tra differenti tipi -aritmetica semplice o ponderata, esponenziale, geometrica-ed imparando a modulare la lentezza o velocità delle medie sulla base dello scenario di mercato che abbiamo di fronte, sempre diverso dal solito; e tanto vale per gli altri indicatori dove ci troviamo a dover scontare il problema delle asimmetrie informative, ovvero l’assenza di dati sul volume della domanda e dell’offerta – tanto vale per i comuni oscillatori-o la presenza di dati “truccati” dalla contabilità nazionale – ciò vale per gli aggregati economici comunemente utilizzati a cui danno discredito persino i fondamentalisti del trading).

E così si interpretano, anche sulla scorta dei manualetti free di pronta lettura, i market mover nella maniera più grossolana che ci possa essere. Si arriva a dire: benissimo, la Fed a quanto pare non farà aumentare il costo della moneta che passa attraverso il tasso di interesse; quindi l’eurodollaro non potrà che muoversi a vantaggio di una svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro! Cosa fa l’eurodollaro? Chiaramente aumenta perché per ottenere un’unità di euro, ci vorranno più unità di dollari.

Su altre informazioni di natura generale troverete scritto: “Fare trading è semplicissimo! Avete tutte le informazioni a portata di mano sull’economia reale! Uno shock petrolifero dal lato dell’offerta? Benissimo, se è vero come è accaduto che l’offerta è sovrabbondante rispetto alla domanda, per la legge di mercato, avverrà che le quotazioni crolleranno a picco. Sfiammante battaglia, pertanto, a colpi di prezzo, targata “shale oil”!

E che dire dell’oro? Sappiamo che la Cina ha passato all’incetta tutto l’oro disponibile perché a quanto sembra vorrà far aumentare le riserve ufficiali per avere maggiore elasticità di offerta monetaria! Teorie a dir poco fantasiose e che di economico hanno poco o nulla, e tuttavia sono presenti anche nei quotidiani economico-finanziari più illustri. Eppure, a ragione veduta sembrano dimostrarvi il perché del saliscendi dei prezzi, come è avvenuto anche per il crollo dell’anno scorso delle quotazioni del metallo giallo, di cui si è parlato per quasi un anno, per poi passare al nuovo protagonista del mercato: il petrolio. Prima o poi salirà, quando? Degli esperti traders avevano individuato delle soglie di supporto, al di sotto delle quali i valori del petrolio non sarebbero scesi! Si è detto, al di sotto di questi prezzi è anti-economico espandere la produzione. Che peccato che così non è stato.

Ma noi non vogliamo con questo dirvi che è impossibile fare trading o che i tradizionali approcci non funzionano! Anzi, vi vogliamo aiutare a sperimentarne ed a crearne di nuovi, prendendo spunto dalla nostra madre-scienza che ci insegna a ragionare, l’economia politica. L’economia politica, non in quanto scienza applicata ma scienza pura e, nel gergo, scienza sociale (non per forza di cose matematica o statistica).

Ritorniamo al titolo: “L’individualismo economico incide sul trading!“. Ci viene da pensare alla teoria dei giochi, una delle basi della Microeconomia. La microeconomia, rispetto alla macroeconomia, è caratterizzata dalla cooperazione o non cooperazione atomistica (ogni attore economico indipendentemente dagli altri) e così avviene nella Teoria dei giochi. Perché il dilemma del prigioniero?

dilemma

Qui sopra ne vedete un esempio. Ogni tabella deve far uscire un pay-off, ovvero una risultante del valore-beneficio che ottengono i due individui. In questo momento, Bonnie e Clyde sono interrogati per un reato e possono decidere di confessare oppure no. Sta il fatto che se si impuntano a negare, senza sapere se l’altro confessa o meno, rischiano di prendersi la pena di 10 anni, e l’altro che ha confessato ottiene il premio di buonuscita (0 anni di carcere). Così decidono entrambi di confessare, prendendo 5 anni ciascuno. Ma se si fossero messi d’accordo prima, avrebbero negato, prendendosi ognuno 1 anno ciascuno. Non raggiungeremo mai quella che, in senso neoclassico, è detto pareto-efficienza.

Ecco, siamo come quei prigionieri perché il macro-sistema non collaborerà all’assunzione di maggiori informazioni e le asimmetrie informative ci fanno tendere a decidere l’uno indipendentemente dall’altro, tipico di chi anticipa il mercato. Trovare un buon trend-follower, con un minore grado di fiducia nelle statistiche e nel mercato che sia anche un ottimo pensatore e stilizzatore del mercato e di nuovi approcci induttivi per studiarlo e batterlo sono ben pochi. Vogliamo sempre batterlo sul tempo e ci diciamo da prima cosa faranno i sottostanti, fonte del nostro studio. Ma neanche per sogno proviamo a batterlo per furbizia perché non cerchiamo di conoscerlo, semplicemente non ci fidiamo abbastanza da competere in simultanea. Eppure, anche questo è un approccio plausibile.