La diatriba tra istituzionalisti e liberisti. Crocevia nel trading.

In questa introduzione al corso di trading CFD scopriamo cosa occorre per iniziare questa attività.
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Il trading binario, lo si è capito, comporta grossi rischi e ciò ha creato un certo clima di dissenso verso chi propone delle soluzioni vincenti per il trading.

Non si tratta di una scommessa perché si fonda su elementi che possono essere oggetto di valutazione e di analisi, se si vuole confidare nel funzionamento “statistico” del mercato facendo uso degli strumenti più conosciuti (medie mobili, oscillatori e stocastici, candele giapponesi, teoria delle onde di Elliott), oppure se si crede nell’incertezza del mercato e non si vuole fare affidamento alla predicibilità statistica, facendo ricordo ad altri strumenti di stilizzazione e di conoscenza. Vi abbiamo fatte alcune proposte di spunto teorico nei precedenti articoli.

I liberisti credono nel mercato e, in particolare, pur nella dimensione dell’economia internazionale dei nostri giorni, concepiscono una precisa visione delle sue determinanti perché il mercato è studiabile. Gli istituzionalisti non credono nell’auto-determinazione del mercato ma ritengono necessario controllare il mercato ed influire su di esso, attraverso meccanismi di natura istituzionale che possano tutelare anche gli investitori. Il mercato, in sé e per sé, per i liberisti è l’istituzione fondante.

Una parte del nuovo sviluppo di pensiero degli istituzionalisti è basato  sulla teoria Unitaria della moneta nazionale ed internazionale formulata da Bernard Schmitt. Se è vero che non possiamo basarci soltanto su alcune determinanti dei corsi dei prezzi (ad es. offerta di valuta domestica contro valuta estera), possiamo concepire che il mercato funzioni in maniera dinamica, attraverso flussi e ri-flussi di valore. Il rapporto tra l’economia monetaria e l’economia reale non è sempre ben sincronizzato ed è proprio da questa mancanza di sincronia che scaturisce il grado di “potere” di un’economia sulle altre.

Tale formulazione ci ha allontanati da ogni certezza di natura statica e ci ha fatto pensare ad innovazioni nel trading che possa tutelare chi perde i soldi investiti. Una delle concezioni che è stata introdotta è basata sulla “stanza di compensazione”, ovvero sulla possibilità di utilizzare una concezione economica (una sorta di contabilità interna per monetizzare l’economia reale e far filtrare di nuovo il denaro nel sistema economico reale) per creare una nuova opportunità per la creatività del trading binario. Siamo sempre alla ricerca di nuovi guadagni e ci aiutiamo molto con il nostro piano di trading e la nostra operatività può essere di natura circolare, invece che sequenziale.

Ecco, pertanto, una nuova strategia che sta sbarcando nel mondo degli aspiranti traders. Sintetizziamo le sue caratteristiche:

  • Non trascuriamo mai di redigere il piano di trading
  • Il money management di natura conservativa ci insegna ad avere un controllo dei soldi impiegati, rispetto al totale del denaro depositato. Questo è un atteggiamento di natura conservativa. Spostandoci verso un’ottica di flusso, potremmo applicare le premesse del ragionamento keynesiano che abbiamo accennato nelle lezioni precedenti. Quindi, animal spirits e consapevolezza razionale della dinamica del mercato, senza troppi determinismi che siano estranei all’incidenza degli attori individuali del mercato
  • Adozione di un’ottica circolare. Se mediamente guadagniamo più che perdiamo, il nostro obiettivo è chiudere un nostro “circolo” ottimo, sulla base del quale stabiliamo la nostra performance ottima
  • Immaginiamo di istituire una stanza di compensazione in cui tiriamo le somme della nostra operatività di trading giornaliera.

Gli istituzionalisti si chiedono se, date le perdite “a raffica” nei momenti peggiori del mercato, sia necessario introdurre dei correttivi o delle regole. Piazza Affari, ad esempio, è basata sull’introduzione della sospensione dell’eccesso di volatilità. Molti pensatori pensano, appunto, all’introduzione della stanza di compensazione remunerando le perdite con i surplus di guadagno e re-distribuendo i guadagni residui, in caso di atipicità del mercato, come abbiamo osservato recentemente durante la tempesta asiatica dei mercati. Ciò risponde in primo luogo ad un ideale: quello di vedere il mercato della finanza non più come un rischio speculativo (termine improprio adottato: azzardo finanziario) ma come un luogo di investimento e di creazione di ricchezza, dal momento che può abbinarsi all’economia reale. La finanza diventa così il meccanismo istituzionale che integra il comune mercato della domanda e dell’offerta senza che siano chiamate in appello continuamente le autorità di politica monetaria per quella creazione “ex-nihilo” della moneta che è tanta fonte di discordie sul lato teorico (è concepibile o no? Bisogna credere alle teorie fantasiose che vanno nascendo?) e crea molti filoni economici, sul versante monetarista. Insomma, quando si parla di economia politica, non si può non idealizzare anche il contesto di trading e condurre delle riflessioni.

Cosa può aiutare voi traders? L’economia politica ci aiuta a ragionare ed ad uscire fuori da certe “strutture mentali” che fanno parte di approcci pre-confezionati e che magari faticate ad apprendere sin da subito, soprattutto se non avete familiarità con i concetti matematico-statistici.